L’anno ha fatto il suo giro e Smirne è comparsa con le prime rondini. Una domenica di aprile mi ha trovato in cucina, è entrata e ha detto: «Resto».
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Tiro alla fune
Una chiazza gialla in campo grigio, come un sole incoerente su un cielo autunnale. La macchia si muove in una scia di riflessi: l’origine è un polso argentato di donna che s’illude di scacciare l’afa di agosto. Il suo corpo affiora da un abito zafferano, scarica il peso e l’attesa in un paio di sandali sul marciapiede rovente. D’un tratto, la donna emette un grido nella mia direzione, oltre il parabrezza.
Quel grido è il mio nome e la macchia gialla è mia madre.