Capitolo 8 – Il taccuino

La mia mente era una gabbia di legno: dietro le sbarre, solo gli occhi di quella scura ragazza dal nome di luce, che si era lasciata inseguire fino alla fine delle strade.

Capitolo 6 – Spiragli

Tornai a casa. Stranamente non ero deluso. Anzi: ero contento. Alba parlava con qualcuno. Alba amava. Alba non era pazza.

Capitolo 3 – Una nuova Alba

Passarono gli anni. Alba cresceva forte e sottile, ginocchia sbucciate e pugni chiusi. «La mia stella ruvida», così la chiamavo stringendola a me prima di cena.

Capitolo 2 – La Giumenta

L’anno ha fatto il suo giro e Smirne è comparsa con le prime rondini. Una domenica di aprile mi ha trovato in cucina, è entrata e ha detto: «Resto».

Luana

Carlo si voltò a guardarla, lì sulla porta, e sorrise. Le caviglie ancora sottili e bellissime, il busto che con gli anni si era ingrossato un po’, le rughe intorno agli occhi che la facevano sembrare saggia, gli zigomi alti. Era ancora lei, Luana.

Le certezze

Lo invidiai.  So che è incredibile a dirsi, e ingiusto: la vita di Bill stava crollando, e Dio solo sa quale sarebbe stato il fondo, eppure io in quel momento lo invidiai. Riusciva a lasciarsi andare a se stesso, anche con me accanto. Con chiunque accanto. Così fa la gente, quando è disperata.

Cielo bianco

Alla fermata dell’autobus, una ragazza bruna cerca di non piangere. I lampioni perdono la luce, in fondo alla strada.
D’improvviso ti volti e mi dici: Basta così.

Anche se non te l’ho detto mai

Ti ho vista stringere i pugni e attraversare l’uscita con le spalle quasi a terra. Non ti ho seguita né ti ho fermata; non ho impedito che quel momento diventasse un brutto ricordo con un bel finale: ho lasciato che restasse ferita e cicatrice senza benda (la mia benda, amore, quella che un padre è tenuto a mettere sulle ginocchia sbucciate della sua bambina).