Capitolo 9 – Pietra lunare

Ogni sette giorni mi preparavo a un nuovo volo, le parole di Alba erano motore e paracadute. Ogni sabato, imparavo una nuova sfumatura dell’animo umano, e solo all’ultima riga realizzavo che quello era anche l’animo mio.

Capitolo 8 – Il taccuino

La mia mente era una gabbia di legno: dietro le sbarre, solo gli occhi di quella scura ragazza dal nome di luce, che si era lasciata inseguire fino alla fine delle strade.

Se solo

Se solo il pensiero di te
lo potessi toccare
lo potessi afferrare.

Capitolo 6 – Spiragli

Tornai a casa. Stranamente non ero deluso. Anzi: ero contento. Alba parlava con qualcuno. Alba amava. Alba non era pazza. Un velo di conforto si distese tra i mei pensieri, mentre oltrepassavo la soglia di casa.

Come va a finire

“E quindi com’è finita?”

“Ha scelto la macchina. Il mutuo. La casa della nonna in cui poter stare senza pagare. Le coppie di amici con cui andare al ristorante la sera. La vicina che li saluta e chiede sempre A quando le nozze? I suoceri che ha imparato a sopportare. Ha scelto lei.”

Capitolo 3 – Una nuova Alba

Passarono gli anni. Alba cresceva forte e sottile, ginocchia sbucciate e pugni chiusi. «La mia stella ruvida», così la chiamavo stringendola a me prima di cena.

Luana

Carlo si voltò a guardarla, lì sulla porta, e sorrise. Le caviglie ancora sottili e bellissime, il busto che con gli anni si era ingrossato un po’, le rughe intorno agli occhi che la facevano sembrare saggia, gli zigomi alti. Era ancora lei, Luana.

Cielo bianco

Alla fermata dell’autobus, una ragazza bruna cerca di non piangere. I lampioni perdono la luce, in fondo alla strada.
D’improvviso ti volti e mi dici: Basta così.

Anche se non te l’ho detto mai

Ti ho vista stringere i pugni e attraversare l’uscita con le spalle quasi a terra. Non ti ho seguita né ti ho fermata; non ho impedito che quel momento diventasse un brutto ricordo con un bel finale: ho lasciato che restasse ferita e cicatrice senza benda (la mia benda, amore, quella che un padre è tenuto a mettere sulle ginocchia sbucciate della sua bambina).

Capitolo 1 – Smirne corre via

Smirne corre via. Non la seguo mai, eppure la cerco senza tregua. Vorrei sapere dove va, cosa pensa. Cosa vuole. Da me, dalla vita.

La 312

Quindi è questa. La 312. Bagno privato, vista sul cortile interno. È carina. Luminosa, pulita, confortevole. Pensavo che avrei provato una sensazione sgradevole entrandoci, e invece non provo niente. Che strano.