Se solo

Se solo il pensiero di te
lo potessi toccare
lo potessi afferrare.

Come va a finire

“E quindi com’è finita?”

“Ha scelto la macchina. Il mutuo. La casa della nonna in cui poter stare senza pagare. Le coppie di amici con cui andare al ristorante la sera. La vicina che li saluta e chiede sempre A quando le nozze? I suoceri che ha imparato a sopportare. Ha scelto lei.”

Ciao, Milano

Milano è la nebbia sui Navigli, il tintinnio dei drink sui tavolini, certe piazze vuote, certe piazze piene, i parchi con le altalene, la stanchezza ammassata sul 90 a fine giornata, certi sguardi in metropolitana, le chiacchiere in libreria, le lacrime di nascosto in tram, improvvise complicità tra sconosciuti, solitudini condivise e pezzi di cammino fatti insieme. È questa terrazza da cui ho guardato tante volte il cielo, e in cui ora scrivo il mio ultimo saluto.

Il vaso rotto

Ero immobile, impotente, raggelata, come una lepre che sente un rumore e intuisce il fucile. Troppo tardi: sentivo già una ferita che sanguinava, da qualche parte.

La 312

Quindi è questa. La 312. Bagno privato, vista sul cortile interno. È carina. Luminosa, pulita, confortevole. Pensavo che avrei provato una sensazione sgradevole entrandoci, e invece non provo niente. Che strano.

Una donna

Una donna giaceva nuda sul letto. C’era stato qualcosa in quella stanza, ma non sapeva come chiamarlo.

Un uomo si alzò e cominciò a rivestirsi. C’era stato qualcosa in quella stanza, ma non si preoccupava di sapere cos’era.