Passarono gli anni. Alba cresceva forte e sottile, ginocchia sbucciate e pugni chiusi. «La mia stella ruvida», così la chiamavo stringendola a me prima di cena.
Tag: figlia
Capitolo 2 – La Giumenta
L’anno ha fatto il suo giro e Smirne è comparsa con le prime rondini. Una domenica di aprile mi ha trovato in cucina, è entrata e ha detto: «Resto».
Anche se non te l’ho detto mai
Ti ho vista stringere i pugni e attraversare l’uscita con le spalle quasi a terra. Non ti ho seguita né ti ho fermata; non ho impedito che quel momento diventasse un brutto ricordo con un bel finale: ho lasciato che restasse ferita e cicatrice senza benda (la mia benda, amore, quella che un padre è tenuto a mettere sulle ginocchia sbucciate della sua bambina).
Tutto bene
Afferri i biscotti e mi parli di come hai trovato in forma la zia, l’ultima volta che le hai fatto visita. Scegli le mele, le mani inguantate e nervose, e mi dici che Paolo ti ha invitato a cena domani sera: sei contenta, ma hai un po’ paura.
Promesse
Susanna stava seduta sul tetto e litigava col vento.
Poche ore
Niente, ormai era tardi. Cristina diede l’ennesima occhiata all’orologio da polso che aveva sistemato sull’erba accanto a sé. Le quattro meno un quarto. Era davvero troppo tardi.